CALABRONE EUROPEO

Vespa crabro

La Vespa crabro è il comune calabrone nostrano, molto diffuso in Italia e in tutta Europa. Chiamato anche cravunaro rosso, è la più grande tra le tipologie di vespe europee e, fino al 2020, anche del Nord America, dove è presente dal 1800 e dove, solo di recente, è arrivato dall’Asia un vespide più grande, la Vespa mandarinia (chiamata anche Vespa gigante asiatica).

Vespa crabro è un insetto sociale, cioè capace di un livello avanzato di organizzazione in cui una singola femmina prolifera e gli esemplari non riproduttivi cooperano nella cura di quelli più giovani.

Indice dei contenuti

CLASSIFICAZIONE

Classe: Insetti
Ordine: Imenotteri
Famiglia: Vespidi
Genere: Vespa (L.)
Specie: Vespa crabro (L.)
Nome comune: Calabrone europeo

DIMENSIONI

Regine: dai 25 ai 35 mm
Maschi: dai 20 ai 27 mm
Operaie: dai 18 ai 23 mm

DOV’È INSEDIATA

In tutta Europa, nel nord-ovest della Russia, in alcune zone dell’Asia centrale, in Giappone ed estremo Oriente, in alcune zone degli Stai Uniti dell’est (mappa)

TRATTI DISTINTIVI

Gli adulti hanno una testa molto evidente, caratterizzata da tratti rossastri e due antenne curve.  La parte superiore del corpo è color bruno-rossiccio, quella inferiore è striata da bande trasversali di colore bruno e giallo aranciato. Ad occhi poco esperti, può essere facilmente confuso con la Vespa mandarinia (un vespide alloctono di dimensioni leggermente più grandi e molto più aggressivo) e con la Vespa velutina (il calabrone importato dall’Asia presente e in Italia dal 2012).

Come distinguerlo dai vespidi simili

I vespidi più simili con i quai la V. crabro viene spesso confusa sono la Vespa mandarinia (attualmente la vespa più grande esistente al mondo,  non ancora presente in Italia) che ha dimensioni maggiori ma dalla quale si distingue per le sue ali aranciate, e la Vespa velutina nigrithorax (presente in nord Italia da diversi anni) che è però leggermente più piccola e con la parte superiore dell’addome color nero e le estremità delle zampe gialle.

NUTRIMENTO

Il calabrone europero è un insetto onnivoro.

Gli adulti (vespe operaie)

Si nutrono di nettare e di linfa di alberi (betulla, frassino, castagno, rododendro, bosso, corniolo) talvolta causando gravi danni alla pianta attaccata che può anche morire. Si nutrono anche di un liquido zuccherino che secernono le larve. Sono insetti onnivori e predano diversi tipi di insetti (cavallette, mosche, ecc.) principalmente per portare nutrimento alle larve nel nido, compresi alcuni insetti infestanti. La sua predazione però diventa dannosa quando l’obietivo è l’ape poiché può incidere significativamente sulla sopravvivenza delle famiglie e, di conseguenza, sull’impollinazione dei fiori, nonché sulla produzione del miele.

Le regine

Quelle che superano l’inverno si cibano di sostanze zuccherine che permettono loro di recuperare le forze e intraprendere una ricerca per trovare un luogo adatto dove nidificare e far crescere una nuova colonia.

NIDIFICAZIONE E COMPORTAMENTO

vespa-crabro-nidoI nidi vengono costruiti in superficie, spesso all’interno di alberi cavi, ma anche in sottotetti, soffitte, muri cavi di case o alveari abbandonati. Sono costruiti con polpa di legno, misture fangose e materiale vegetale staccato con le mandibole, masticato e misto a saliva, unito saldamente a formare un unico strato repellente all’acqua e molto leggero: si documenta che il nido più pesante trovato in Europa fosse di 80 grammi circa da vuoto.

Dopo la crescita di una decina di operaie in grado di prendersi cura del nido, la regina si dedica esclusivamente alla deposizione delle uova per il resto della sua vita. A fine stagione (in Italia circa verso il mese di Settembre-Ottobre) quando il nido raggiunge una produzione adeguata di operaie, la regina inizia a deporre uova in grado di generare maschi e nuove regine: questi si accoppiano e successivamente le regine feconde vanno cerca di un riparo per passare l’inverno mentre i maschi muoiono. Solitamente i nidi di crabro arrivano a contenere dai 100 ai 500 esemplari e si riconoscono perché non sono mai completamente chiusi ma presentano una parte (solitamente quella inferiore) “a vista”.

CICLO DI VITA

Ad inizio primavera, ogni regina fecondata fonda una sola colonia che vivrà solo fino all’autunno, costruendo un nido inizialmente di poche cellette (nido primario) e accudendolo lei stessa fino a che non sfarfallano gli adulti. Sono questi gli unici esemplari di cui si prende cura la regina che per il resto della sua vita si occuperà solo di deporre uova. Sono i primi adulti, infatti, ad accudire tutte le altre larve deposte successivamente, portando loro il nutrimento necessario.

Le larve impiegano circa 2-3 settimane per schiudersi e circa un paio per diventare adulti che, a loro volta, si prenderanno cura degli esemplari ancora in fase larvale. Questo processo dura fino ad autunno inoltrato quando la regina smette di deporre uova per curare solo l’ultima “covata”, solitamente più numerosa, da dove non nascono operaie ma solo regine ed esemplari maschi che si riprodurranno tra di loro immediatamente. Terminato questo compito, la regina abbandona il nido e va a morire, così come fanno le operaie decretando la fine della colonia. Le nuove regine fecondate, invece, vanno a caccia di sostanze zuccherine per poter far scorta e di un riparo per l’inverno.

TUTELA DELLA SPECIE

Vespa crabro è ritenuta una specie potenzialmente a rischio poiché statisticamente i nidi sono soggetti a distruzione, spesso necessaria, da parte dell’uomo. Alcuni paesi come la Germania l’hanno inserita tra le specie protette ed è quindi vietata qualunque forma di eliminazione.

DANNI

Danni alle colture

Le crabro, così come altri tipi di vespe, danneggiano prevalentemente piante da frutto mangiando la frutta quando è matura. Un danno ben più preoccupante è quello che arrecano all’apicoltura laddove, in prossimità di apiari, danno la caccia alle api minacciando seriamente la loro salute, la riproduzione e la produzione del miele. Questo problema, tuttavia, nel nostro paese crea più che altro danni a livello locale, a differenza dell’urgenza avvertita dal diffondersi della Vespa velutina assai più aggressiva nei confronti delle api e che ormai costituisce una minaccia alla sopravvivenza delle api stesse nelle zone in cui è diffusa.

Danni all’uomo

Il calabrone europeo non è una specie aggressiva, pertanto punge solamente come forma di difesa se attaccato . Il maschio è privo di pungiglione e quello della femmina inietta una dose di veleno non pericolosa per l’uomo. Il discorso cambia se la puntura è inflitta ad un soggetto allergico, con potenziali gravi conseguenze di shock anafilattico, o in caso di punture multiple che mettono in circolo una maggiore quantità di veleno. Il gonfiore a seguito di una puntura di calabrone è conseguenza di una forma di difesa dell’organismo: l’infiammazione resta limitata ai primi strati della cute.

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FONTI

Questa pagina è stata scritta e redatta da Maura Rizzo

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